Nella buona e nella cattiva sorte

Qualche libro dell’Antico Testamento “Riflette ciò che sperimentiamo – alcune volte le sofferenze di Giobbe e altre la serenità del Salmo 23 – mentre viviamo in un mondo che talvolta si rivela secondo i principi dei Proverbi e altre volte cede alle stridenti contraddizioni dell’Ecclesiaste”(Qoelet). La Bibbia che Gesù leggeva di Philip Yancey (129)

Stamattina mi percorreva la mente un pensiero, mentre leggevo il libro di Yancey: la vita con Dio è paragonabile alla vita matrimoniale. Questa banale riscoperta ha un senso speciale per me oggi, mentre rifletto sulla risposta di Giobbe alla moglie che lo invita ad abbandonare Dio e morire: (…)Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male? (Giobbe 2:10 CEI). Mentre, nella sua integrità, perdeva tutti i suoi averi e i suoi figli, Giobbe cercava disperatamente di aggrapparsi alla fede, e durante le sue sofferenze, prove e tentazioni interpellava continuamente un Dio momentaneamente silenzioso con la viva speranza di trovarlo un giorno dalla sua parte.

Se si pensa alla grandezza del re Davide ci si dimentica in che modo travagliato lui abbia dovuto lottare per anni, tra la vita e la morte, per sfuggire ai capricci del predecessore Saul, che lo voleva morto. I Salmi attribuiti a lui sono la testimonianza del fatto che “Per tutta la vita Davide credette sinceramente che il mondo spirituale, benché invisibile ai suoi occhi, fosse reale quanto il mondo <naturale> delle spade, delle alabarde, delle caverne e dei troni. I suoi Salmi costituiscono la documentazione di un consapevole sforzo diretto a riorientare la sua vita quotidiana secondo la realtà di quel mondo soprannaturale che era oltre le sue possibilità.” (116)

Ecco due salmi (24 e 25) che stridono per la loro vicinanza:

…L’uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l’animo a vanità e non giura con il proposito di ingannare. Egli riceverà benedizione dal SIGNORE, giustizia dal Dio della sua salvezza.Tale è la generazione di quelli che lo cercano, di quelli che cercano il tuo volto, o Dio di Giacobbe. (Salmi 24:4-5-6 NR)

Che idillio, correre in prati verdi, in quella pace eterea della presenza del Signore, nel benessere eterno. Ad un certo punto però la realtà ci sveglia bruscamente e ci fa scendere dal piedistallo: nonostante tu stia cercando il Signore e la Sua faccia, nel mondo <naturale> qualcosa va storto. Passano i giorni, i mesi, magari Dio non sembra rassicurarti, oppure sembra dirti cose senza alcun senso. Intanto accumuli apparenti sconfitte interiori, mentre le tue reazioni non sono come le vorresti. Legato alla visione umana del contrappasso ti chiedi dove e quando tu abbia sbagliato.

Le angosce del mio cuore sono aumentate; liberami dalle mie angustie.Vedi la mia afflizione e il mio affanno, perdona tutti i miei peccati. (Salmi 25: 17-18 NR)

Ecco la quotidianità, la valle dell’ombra. Nella buona e nella cattiva sorte della quotidianità questi personaggi biblici si legano al Signore, lo cercano e non lo rinnegano quando le cose vanno male. Dio ha una soglia di tolleranza elevata per le parole espresse in modo giusto in preghiera (Yancey 123), anche per le lamentele (c’è addirittura una categoria di Salmi chiamati lamenti) non ti vergognare dei tuoi sentimenti, esprimere le proprie ansie e preoccupazioni al Signore è anche terapeutico, verbalizzare aiuta ad abbandonare.

Un libro come l’Ecclesiaste accanto ai Proverbi sembra davvero un’assurdità: I proverbi invitano ad una vita assennata come ingrediente principale per la felicità, l’Ecclesiaste è un disilluso, un esistenzialista che si chiede che senso abbia comportarsi bene quando vediamo tanto male accadere a chi ha seminato bene. Invece non c’è nulla di contraddittorio nella convivenza di libri tanto diversi nella Bibbia, essi sono l’espressione di persone autentiche, senza maschere, che hanno saputo esprimere l’angoscia che spesso ci è ingiustamente riservata, e l’hanno trasferita a Dio in grida di aiuto.

La vita è fatta di eventi e non sempre le cause-effetto sono prevedibili. Trovi sia un discorso senza speranza? La speranza non è che il frutto della creatività, immaginarsi il bene futuro, nonostante il male attuale. Quando siamo in crisi ricordiamoci che è solo la fatica della crisalide che fa diventare il bruco farfalla. Qualcuno ha detto: “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato'”. Continuando a leggere questo famoso detto di Einstain vediamo quanta verità ci indichi. L’Antico Testamento ci indica la speranza per eccellenza, in un’ultima analisi nella persona di Cristo, speranza alle nazioni.

Cosa mi rimane nella crisi? Credere che il mio “Redentore vive(19:25) come Giobbe, cercare quel filo di speranza che a volte è quasi trasparente, quella cordicella che serve a calare l’ossigeno nell’abitacolo, prendere in prestito gli S.O.S di Davide per riorientare la mia vita verso il paesaggio spirituale che i miei occhi carnali non vedono.

Vivere con <equilibrio> la fede, con la coraggiosa pazzia necessaria per affermare che Dio è buono in ogni tempo. La proverbiale sapienza: con i piedi per terra e la testa in cielo!

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3 Responses to “Nella buona e nella cattiva sorte”

  1. frankeyboard ha detto:

    «Equilibrio»
    Hai usato un concetto che ammiro molto. L’intera nostra esistenza è un gioco di equilibri di cui spesso siamo inconsapevoli. Istintivamente consideriamo “buono” tutto ciò che ci da gioia e ci rende felici, e “cattivo” o “sbagliato” ciò che non ci da gioia, ci fa soffrire, ci indispone, ci ferisce.
    Se avessimo i poteri dell’Onnipotente (e avessimo l’etica di non spenderli solo per noi) sicuramente nella nostra agenda di governo ci sarebbe, al primo posto, l’eliminazione di tutto ciò che noi consideriamo “cattivo”.
    Lo estirperemmo come una pianta cattiva che mai avrebbe dovuto affacciarsi nelle vite di nessuno.
    …e probabilmente, nel giro di poco tempo, saremmo estinti.
    Perchè le nostre vite sono il prodotto di questo equilibrio, la nostra esistenza si nutre di ciò che impariamo nelle circostanze (tutte) della vita.
    E non è un caso che Dio, dopo migliaia d’anni e a dispetto del nostro parere, continua a permettere che esista ciò che noi pensiamo sia “cattivo”.
    E’ un equilibrio inevitabile fino a che saremo intrappolati nella successione degli eventi.
    Perchè il “cattivo” sparisca è necessario uscire da questo vincolo, vivere fuori dal “tempo”.
    E infatti non è questo lo scenario descritto e promesso?

    • PratiKAmenTefede ha detto:

      È un equilibrio un po’ squilibrato quello di cui c’è bisogno a volte per credere in ciò che non si vede. Ebrei 11:1, il versetto più pazzo della Bibbia.
      É come dici tu, aspettiamo “tempi migliori” fuori dal tempo, come promesso.

  2. Carmela Ligorio ha detto:

    Bellissima riflessione, (La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura) Il Male vuole atterrare l’uomo, ma il nostro buon Dio lo permette per darci la possibilità di creare dei capolavori proprio attraverso quelle sofferenze che il male produce e ci rassicura anche dicendoci..

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