Tornai a Dio…non alla Chiesa

Romani 14:12  Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso. 13 Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo (…) Ed. CEI

Oggi molti di noi guardano con sospetto le istituzioni, perché delusi o stanchi di quella che chiamiamo ipocrisia (secondo il nostro giudizio). Così anche la chiesa ufficiale, o le realtà locali che ne sarebbero il riflesso, sono etichettate come contenitore di finti perbenisti, personaggi omologati dalla morale arrugginita.

In realtà di fronte alla domanda “che ruolo ha Dio nella mia vita?” spesso ci nascondiamo dietro questi pregiudizi trascurando il fatto che l’istituzione chiesa non sempre rispecchia gli ideali che Dio aveva per essa. Dio è Dio e noi lo rappresentiamo male, nonostante gli sforzi.

Voglio raccontarti la mia esperienza riguardo a questo tema. Il mio cammino di fede in rapporto alla chiesa locale ha avuto alti e bassi. Mio padre era un anziano di chiesa (un responsabile, figura paragonabile a quella del parroco, spesso nella realtà evangelica italiana oltre al servizio ecclesiale ha anche un lavoro secolare per il proprio sostentamento) e alla fine era il “tutto fare”, tra il lavoro e il servizio era un po’ assente in famiglia. La chiesa e Dio venivano sempre al primo posto. So che aveva buone intenzioni, non gliene faccio più una colpa, ma questo mi ha lasciato un vuoto.

Da bambina però ho avuto una bella esperienza con la scuola domenicale (catechismo). C’era un programma speciale chiamato il Club dei Ragazzi, eravamo divisi in 2 squadre, mi ricordo che avevamo coinvolto tanti bambini del quartiere, il programma del sabato pomeriggio era un mix fra giochi e insegnamento cristiano: ascoltavamo il tema (catechesi), cantavamo le canzoncine, e facevamo diversi giochi, vincevamo delle stelline di bronzo, d’argento e d’oro a seconda del punteggio accumulato dalla squadra e alla fine della stagione la squadra con più medaglie vinceva una coppa. In questo periodo eravamo una chiesa unita e familiare e questo progetto dei bambini, dato il numero elevato di noi altri, coinvolgeva tante persone della chiesa. Ricordo tra gli animatori in tuta verde mia sorella, mia cugina, il papà della mia amica d’infanzia, tra gli altri, tutti uniti e sorridenti, chi suonava e chi ci animava coi gesti: “Chi è il re della giungla? chi è il re del mar? Chi è il Re dell’universo, della giungla e del mar? Io dico G-E-S-U’, Gesù! Egli è il mio Re…”

Purtroppo all’età di otto anni l’idillio finì. Qualcuno si comportò male e qualcun altro reagì male, e nel cuore di bambina si affacciavano domande serie: “Così si comportano i cristiani? Dov’è l’amore che predicano?” E’ facile ergersi a giudici, a qualunque età e non essere sinceri verso la propria natura umana.

Dopo un po’ le cose in comunità si erano stabilizzate ed era ritornata la pace, a questo punto il terremoto arrivò in famiglia, discussioni su decisioni prese da alcuni familiari portarono scompiglio e amarezze. Spesso ci aspettiamo “la luna” da persone che alla fine sono solo umane, non dobbiamo credere e sperare che i cristiani siano perfetti, siamo tutti in cammino.

Quando avevo 13 anni ci trasferimmo in provincia di Salerno. L’adolescenza corrispondeva con questo grande cambiamento d’ambiente, e non fu facile il rapporto con la nuova chiesa nascente. Da pioniere mio padre costruì da zero la nuova comunità locale, con l’aiuto di chiese dei paesi circostanti. Non avevo molti amici cristiani (praticanti), frequentavo il gruppo giovanile di una comunità lontana, andavo raramente perché non mi sentivo parte del gruppo non vivendo la chiesa con loro, ero abbastanza timida a mio modo e non legai con nessuno. Per questo motivo mi aprii ad amicizie sbagliate, e durante le superiori cominciai a vivere una vita doppia tra la chiesa e la società, facendo molte cose di cui oggi mi pento, sempre giudicando, e nascondendomi dietro l’ipocrisia dei cristiani che non erano presenti come avrei voluto nella mia vita. Da piccoli siamo alla ricerca di modelli che non sempre le persone che ci sono accanto sono in grado di offrirci, ma si va avanti e con un po’ di reattività si può crescere lo stesso.

Dopo la morte di mio padre la mia delusione verso la chiesa crebbe quasi irrimediabilmente, perché assistevo ad episodi di incoerenza e doppiezza, che a volte hano sfiorato la cattiveria. Quanto può distorcersi la nostra visione quando focalizziamo solo il male. Paradossalmente però le domande sul Dio che mio padre aveva fedelmente servito si facevano sempre più forti, così a 17 anni mi trovai spalle al muro, sentivo che la domanda “Dio nella mia vita?” era una questione sempre più pesante ed era un problema urgente da risolvere. Una parte di me aveva sete di verità, ma lottava con la delusione. Avere un forte senso della giustizia può essere una virtù, ma può diventare uno strumento di autodistruzione. Fu così che tramite diverse circostanze mi trovai a pensare che Dio non meritava la figura che noi umani gli facciamo fare, che se io e te sbagliamo nei confronti degli altri è solo una nostra responsabilità anche se Dio se ne dispiace. Sentii più volte una frase che ricorre spesso nell’ambiente evangelico: “Dio è un gentiluomo, non forza la volontà di nessuno” e infine dovetti ammettere la Sua bontà mentre si prendeva Lui personalmente cura di me durante il mio lutto.

Così tornai a Dio, ma non alla chiesa…non mi fidavo di nessuno, e ho vissuto la mia fede in maniera quasi solitaria per circa tre anni. Anche se frequentavo questo o quel gruppo cristiano cercavo di non diventarne membro, ero traumatizzata dalla mia esperienza della chiesa.

Dal periodo universitario fino ad ora vedo come il Signore abbia lavorato in me, piano piano per ridarmi amore e fiducia verso le persone. Ho capito che se non ti aspetti troppo non rimani deluso, ridimensionarti aiuta a ridimensionare anche gli altri, la perfezione va ricercata solo in Dio. Guardare prima di tutto la propria vita ed essere misericordiosi verso gli sbagli altrui è importante, un giorno anche io potrei sbagliare (ad essere onesti l’ho fatto).

Alla fine ho frequentato diversi anni una chiesa a cui mi sono affezionata, non che non avesse difetti, qualcuno ha detto: “la chiesa perfetta non esiste finchè io ne faccio parte”. Ora me ne devo distaccare per motivi di trasferimento. 

Imparo ogni giorno che oltre ad essere delusi anche noi deludiamo e abbiamo bisogno di essere perdonati.

Certo ci sono sbagli eclatanti che la chiesa compie, li sentiamo spesso al telegiornale, ma Cristo ci invita ad iniziare un discorso privato con Lui. In modo quasi contraddittorio è proprio il nostro essere umani e fallibili che ci porta nella condizione di avere bisogno di Lui. Possiamo smettere di nasconderci dietro la cattiveria che vediamo intorno, mettere gli occhiali dell’onestà per guardare dentro noi stessi e ascoltare la nostra anima che cerca giustizia, non troverai giustizia intorno se prima non  fai pace con Dio.

Chiedigli con sincerità di mettersi in contatto con te, alza le antenne, la sua voce risuona intorno a te, devi solo sintonizzarti!

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